ER FORCHETTA

il volo di una vita al contrario

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In un racconto sospeso tra realtà e visione, un ex detenuto romano, Piero Patriarca, detto Er Forchetta, trasforma la propria caduta in un gesto di cura collettiva. Tra sgomberi di case, compravendita di libri usati, notti trascorse a leggere e scrivere nel suo furgone, inventa un mondo solidale, dando lavoro e sostegno a chi, come lui, è rimasto ai margini.

SINOSSI

Piero Patriarca, detto Er Forchetta, vive in un furgone colmo di oggetti recuperati e libri usati che di giorno vende ai passanti alla Garbatella, nel cuore di Roma. Per anni ha aperto le porte delle case altrui con attrezzi da ladro, finendo più volte in carcere. Oggi continua ad aprirle, ma per lavoro, occupandosi di sgomberi di appartamenti e cantine.

Quando prova a reinserirsi nella società scopre che per lui non c’è posto. Per non scomparire, ribalta la direzione della sua caduta e inventa un mondo a propria misura: fonda l’associazione La Forchetta, la dota di un piccolo giornale, stabilisce una regola ferrea — non rubare — e divide i guadagni con altri che, come lui, continuano a vivere ai confini.

Di notte, nel silenzio del suo furgone parcheggiato sotto un lampione nelle strade di Roma, tra libri usati e utopie, viaggia tra passato e futuro e scrive idee per un mondo diverso.

TRAILER
IL PERSONAGGIO

Raccontare Er Forchetta in poche parole è difficile. Piero Patriarca è un uomo che ha scelto di coincidere con il proprio personaggio.

Seduto accanto a un banchetto di libri usati o dietro il vetro di una fermata d’autobus, con i lunghi capelli bianchi e una forchetta piegata appuntata al cappotto, risponde al telefono con naturalezza: «La Forchetta, buongiorno». Lo chiamano per uno sgombero. Sale sul suo furgone, tappezzato di giornali e riviste, e parte verso un nuovo appartamento da svuotare.

Per anni ha aperto le porte delle case altrui con attrezzi da ladro. Oggi continua ad aprirle per lavoro. Non attribuisce agli oggetti un valore affettivo: cresciuto in una famiglia povera e numerosa, ha imparato presto che le cose servono a sopravvivere. Si spostano, si vendono, passano continuamente di mano in mano.

Rivende gli oggetti recuperati per pochi spiccioli e divide il guadagno con i collaboratori, trattenendo per sé quasi nulla. Nel mondo che ha inventato esiste una regola ferrea: non rubare.

Ama il teatro, scrive testi e frequenta ambienti artistici romani. Sulla strada recita e insieme si protegge. L’ironia è la sua difesa, la dignità la sua postura.

Piero non è un simbolo né un caso sociale. È un uomo libero che ha attraversato due vite opposte e ha scelto di non sparire.

NOTE DI REGIA

Non lontano dal luogo in cui Er Forchetta si è addormentato per l’ultima volta nel suo furgone, a Ostia, ho trovato un’ala solitaria semisepolta nella sabbia. Era un frammento di legno modellato dal vento e dal mare. In quell’immagine ho riconosciuto la traiettoria di Piero Patriarca: il volo di una vita al contrario.

Il nostro primo incontro è avvenuto davanti alla metro Garbatella, a Roma. Era seduto accanto a un banchetto di libri usati, immerso nella lettura. Ho scattato una fotografia da lontano, per non interrompere quell’armonia silenziosa. Il giorno dopo sono tornata per conoscerlo. Non immaginavo che quell’incontro avrebbe cambiato il mio percorso e dato origine a questo film.

Piero era un uomo fuori dalle coordinate della vita sociale ordinaria. Dopo il carcere aveva provato a reinserirsi, senza riuscirci. Invece di accettare quell’esclusione, ha inventato un proprio spazio: un’associazione, un giornale, un sistema di regole. Ha continuato ad aprire porte — lo stesso gesto che lo aveva portato in prigione — ma in modo diverso.

Forse è stata una sorta di simmetria tra le nostre vite a creare una connessione immediata. Anche la mia esistenza è divisa in due capitoli: venticinque anni in Ucraina, venticinque anni a Roma. “Reinventarsi” significa attraversare una frattura e scegliere di non restarne prigionieri.

In quella figura solitaria ho intravisto qualcosa di profondamente romano e, insieme, universale, quasi un’eco pasoliniana: l’ultimo Accattone di una città che cambia.
Si può raccontare in mille modi la lotta per la sopravvivenza di una persona emarginata. Io ho deciso di farlo attraverso la poesia. Perché è la poesia ad aver salvato Piero, sorreggendolo nei momenti in cui ha oltrepassato la brutalità, permettendogli di scorgere la luce oltre l’ostilità.

Ho scelto il bianco e nero per rappresentare al meglio la vita di Piero che si svolgeva tra opposti: legalità e illegalità, luce e ombra, cruda realtà e poesia. L’utilizzo di fotografia evocativa, alternata a momenti di osservazione diretta, mi ha permesso di sostare nei suoi silenzi e di avvicinarmi senza invadere.

Questo film nasce da uno sguardo che si è fermato un momento più a lungo degli altri. È il tentativo di trattenere una presenza prima che il tempo la cancelli.

COLONNA SONORA

La colonna sonora del film è composta dalla regista Zhanna Stankovych e nasce come un omaggio musicale a quella misteriosa stagione ambrata che precede ogni inverno: un tempo sospeso in cui luci e ombre si avvicinano e i contrasti si fanno più sfumati.

Al centro di questo immaginario c’è la disamara, il frutto d’acero che nasce come coppia di due eliche speculari, ciascuna delle quali, dopo la separazione, intraprende un proprio volo. Questa immagine richiama la doppia traiettoria della vita di Piero Patriarca, sospesa tra due esistenze opposte.

CREDITI

Titolo originale

Er Forchetta – Il volo di una vita al contrario

 

 

Titolo internazionale

Er Forchetta – The Flight of a Life in Reverse

 

 

Regia

Zhanna Stankovych

 

 

Paese

Italia

 

 

Anno

2026

 

 

Durata

46’54’’

 

 

Lingua originale

italiano

 

 

Sottotitoli

inglese

 

Genere

documentario

 

 

Formato immagine

bianco e nero

 

 

Formato video

digitale / Full HD

 

 

Risoluzione

1920×1080

 

 

Aspect ratio

16:9 / 1.78:1

 

 

Audio

stereo

 

 

Produzione

Lastaria / Gruppo editoriale Albatros

 

 

Sito web

www.erforchetta.com

 

 

Copyright

 

© 2026 Lastaria / Gruppo editoriale Albatros

Scritto, diretto e narrato da

Zhanna Stankovych

 

 

Fotografia

Zhanna Stankovych

 

 

Montaggio e post-produzione

Bernhard Gemassmer

 

 

Consulenza speciale

Enrico Graziani

 

 

Musica originale

Zhanna Stankovych

 

 

Pianoforte

Zhanna Stankovych

 

 

Violino

Oksana Tiutiunyk

 

 

Sound engineer

Nick Valente

 

 

Sottotitoli inglesi

Iris Gemassmer

 

 

Progetto grafico e web design

Simone Zanco